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Produzione di birra artigianale

Negli ultimi dieci anni si è assistito ad una diffusione del concetto di birra artigianale. Eventi di degustazione, birrifici e pub hanno iniziato a proporre “la birra fatta in casa” come risposta economica al consumo di birra imbottigliata venduta da grandi e piccoli marchi della grande distribuzione. In questo articolo ci occuperemo di evidenziare le caratteristiche ed i vantaggi della birra artigianale.

Vantaggi della birra artigianale

Quando la birra viene prodotta artigianalmente, in casa o in piccoli laboratori, la bevanda mantiene meglio le sue proprietà organolettiche. Questo aspetto è molto importante per mantenere inalterate le proprietà salutari e il gusto che rimane di ottima qualità. Ma se dobbiamo scegliere quale sia il vero vantaggio, be in quel caso sarà il vostro portafogli a beneficiarne, con la produzione fai da te abbatterete sensibilmente i costi, soprattutto se la produzione è su media-larga scala. Esistono molti kit acquistabili online o presso punti vendita, in base al livello di esperienza ed al tipo di birra che si vuole produrre. Qui di seguito vi daremo una selezione dei migliori cinque kit per produrre birra che troverete online su Amazon ad un prezzo inferiore a 80 euro, ognuno dei quali si diversifica per caratteristiche in base al tipo di prodotto che si vuole realizzare.

Kit per birra artigianale

Esistono diversi kit per la produzione della birra. Ognuno ha diverse funzionalità, che possono aiutare nella produzione di birra artigianale fatta in casa attraverso l’utilizzo di kit di produzione fatti apposta. In questo modo è possibile produrre della ottima birra di qualità in casa propria, e bere birra artigianale ad un prezzo basso!

Vediamo di seguito alcuni tra i kit di produzione birra più conosciuti, insieme alle loro caratteristiche che li rendono specifici per la produzione di particolari tipologie di birra. Partiamo dal considerare i modelli più economici presenti sul mercato, in quanto la tipologia di birre che si possono produrre è infinita.

  1. Kit fermentazione birra lusso con un malto Lager Coopers. E’ il kit più venduto al mondo.
  2. Kit birra lusso Mr. Malt. Permette di produrre fino a 23 litri di birra.
  3. Hoppy kit a 2 fermentatori + 1 malto a scelta. Consente di produrre varie tipologie di birra grazie al kit completo.
  4. Kit Nano Birramania. Contiene 14 accessori per produrre 10 litri di birra alla volta.
  5. Starter kit Brewbarrel per birrificazione in una settimana. Costa sui 35 euro e serve per produrre lager beer.

 

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E' risaputo: bere ogni giorno un bicchiere di vino a tavola fa bene alla salute! Oltre a essere una goduria per il palato, le sue proprietà organolettiche hanno un benefico influsso anche sul nostro organismo. 

Da quando, da qualche anno a questa parte, le case cosmetiche sono diventate consapevoli dei benefici del vino per il benessere del corpo, hanno deciso di introdurlo come ingrediente dei loro prodotti. In collaborazione con il blog makeup Donna e Dintorni, facciamo un breve viaggio alla scoperta dei cosmetici a base di vino più apprezzati dalle donne. 

I componenti usati sono gli estratti dei tralci e delle foglie di vite, il succo di vino rosso ricco di antiossidanti, e addirittura lo spumante.

Il brand francese La Caudelie offre già da qualche anno Vinoperfect, linea di prodotti dedicati proprio alla cura del vino: una combinazione di siero, creme viso, e creme colorate con schermo solare che aiutano a migliorare l'incarnato, correggendo in particolare le antiestetiche macchie che possono comparire sul viso. Si tratta di prodotti che contengono la  viniferina stabilizzata, una molecola ricavata dai tralci di vite, conosciuta e usata da secoli dagli agricoltori francesi per rendere la pelle liscia e luminosa, e schiarire le macchie del viso.

Anche l'azienda di prodotti biologici Alchimia Natura punta sulla vino terapia con una linea di trattamenti che ha fra gli ingredienti principali gli estratti totali di vite e uva nera dell'Appennino Modenese, ricchi di polifenoli e vitamine antiossidanti, utili per proteggere i vasi cutanei. Fra gli ingredienti di questi prodotti troviamo anche il Resveratrolo, un potente antiossidante, che in combinazione con le Vitamine A, C ed E ha un effetto calmante per le infiammazioni della pelle, favorendo inoltre la produzione di collagene, efficace per ritardare il processo ossidativo. Bacco di …Vino, questo il nome della linea, usa anche estratti di altri frutti, come il Melograno, il Mirtillo e il Ribes, da sempre noti per le loro proprietà antiossidanti.

La cosiddetta "Wine Beauty" si è fatta conoscere per la prima volta in Italia nel 2015, in occasione del Vinitaly di Vicenza. Da quel momento numerose marche di cosmesi, tradizionale e non, hanno deciso di sfruttare le proprietà del vino e dei tralci di vite per i loro cosmetici. Va inoltre sottolineato come, nel caso delle aziende più attente alla tutela dell'ambiente e alla sostenibilità, la scelta sia ricaduta sull'utilizzo degli scarti della vite, convertiti in preziosi elementi per la preparazione dei trattamenti di bellezza. 

In Italia la Coldiretti ha avuto un ruolo importante nella diffusione della Wine Beauty attraverso i mercati di Campagna Amica.

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Vendere vino a Dubai non è certo il primo pensiero di chi possiede un'etichetta o gestisce un'azienda vitivinicola: eppure, il mercato degli Emirati Arabi Uniti sta conoscendo, da questo punto di vista, una notevole crescita negli ultimi anni, al punto da indurre molti produttori a diversificare le proprie esportazioni e a inserire anche questo territorio nella lista dei potenziali business. Di certo, non si improvvisa niente, ed è bene conoscere tutti gli aspetti – sia di ordine legale, sia di ordine burocratico, sia di ordine economico – di cui bisogna tenere conto per avere successo e, soprattutto, per agire nel rispetto delle norme. Appurato che i dazi doganali impongono degli esborsi piuttosto significativi, con una tariffa del 50% appesantita da una tassa al consumo al 30%, occorre considerare anche le difficoltà con cui si può avere a che fare sul piano della lingua.

Per superarle, e per evitare inconvenienti di ogni genere, non c'è soluzione più indicata che quella di fare riferimento ai servizi di un'agenzia di traduzione specializzata, fondamentale per la traduzione in lingua, oltre che delle etichette – indispensabili per garantire ai consumatori il massimo della trasparenza – di tutti i documenti e di tutte le pratiche.

Insomma, non si può pensare di fare tutto da soli se si è intenzionati a vendere vino a Dubai: lo dimostra anche il fatto che per completare le esportazioni non si può fare a meno di cooperare con due imprese di distribuzione, la African & Eastern e la Maritime Mercantile International, che rappresentano in un certo senso dei punti di passaggio obbligati.

Un dubbio lecito, e che spesso scoraggia gli imprenditori del vino, è quello che chiama in causa la religione: i musulmani possono bere alcolici? In primo luogo, è opportuno mettere in evidenza che a Dubai il mercato delle bottiglie di vino – ma questo discorso può essere esteso anche a molte altre eccellenze del Made in Italy – riguarda solo in minima parte i residenti locali, coinvolgendo in misura nettamente superiore gli stranieri che, o per ragioni turistiche o per motivi di lavoro, frequentano gli Emirati Arabi Uniti e, per di più, hanno anche possibilità di spesa molto più estese. Anche i musulmani, comunque, possono comprare alcol, e quindi vino: l'importante è che non si superino i due litri. Insomma, non si deve temere di andare a incastrarsi in un mercato che ha scarse potenzialità: i numeri degli ultimi anni ne offrono una conferma.

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Impossibile vivere i festeggiamenti senza un buon vino a condire la giornata: le celebrazioni, soprattutto, in Italia, e i successivi festeggiamenti da sempre sono bagnati e contornati da un buon vino. D'altronde è nel Belpaese che si hanno tra le produzioni vinicole più di qualità del mondo e sarebbe dunque davvero un peccato sposarsi senza festeggiare con questa bevanda. 

L'abbinamento cibo – vino è da sempre ricco di significati ed è quasi un arte: dunque non si potrà trascurare o sorvolare sulla scelta dei vini che accompagneranno il matrimonio, che potranno essere anche un'ottima cornice agli scatti che il vostro fotografo matrimonio potrà rubare tra un piatto e l'altro. 

Come non sbagliare sulla scelta del vino 

Non è poi cosi difficile scegliere il giusto vino da abbinare al giorno più bello della vostra vita.  Come prima cosa si dovrà adeguare la bevanda alla stagione, ma soprattutto al clima che si pensa ci sarà per il grande giorno. Ad esempio: 

  • periodo estivo: se ci si sposerà d'estate allora ci saranno grosse probabilità che il giorno del matrimonio ci sia caldo. In questo caso sarà meglio optare per vini che siano il più freschi e leggeri possibile, in modo da non appesantire troppo il palato degli ospiti.
  • periodo invernale/autunnale: se si è organizzato il matrimonio in una fredda giornata d'inverno, magari vicino al periodo natalizio, allora sarà meglio servire al banchetto nuziale vini più densi e corposi.
  • abbinamento con il cibo: ovviamente non ci si deve dimenticare dell'accoppiamento con i cibi che verranno serviti. Dunque è sempre bene coordinarsi con chi organizza il menù per i festeggiamenti (ristorante o catering) in modo da non sbagliare accoppiata. 

Quanto e quando vino è necessario servire? 

Uno degli aspetti più importanti è capire la quantità necessaria che si dovrà servire agli invitati al matrimonio. Potrà sembrare un calcolo difficile da realizzare, ma grazie a una formula precisa non si rischierà di sbagliare. A inventare questa nozione è stato Guglielmo da Ratisbona che nel 1500 penso bene di calcolare il numero di bottiglie necessarie per un certo numero di persone. Per applicare tale concetto al vostro matrimonio sarà sufficiente dividere il numero totale degli inviati, anche chi non beve, per un numero fisso, ovvero 2,15. Ad esempio se si hanno 200 invitati il numero necessario di bottiglie sarà 93. Meglio, in ogni caso arrotondare sempre a un numero in più dunque è meglio ordinare 95 bottiglie. 

Ma quando va servito il vino? Ovviamente durante il banchetto nuziale, ma non dovrà essere il solo momento in cui far apparire il vino. Si può usare tale bevanda, magari mescolata con altri ingredienti, durante l'aperitivo al posto di bevande più classiche come lo spritz. 

Come tagliare i costi del vino

Per non arrivare a spendere cifre folli e aumentare il già nutrito budget di un matrimonio, la mossa consigliata, per risparmiare sul vino, è quella di optare per produzioni locali: in questo modo si potranno tagliare i costi di trasporto. 

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Il Cannonau di Sardegna ha ottenuto il riconoscimento di DOC nel 1972. E’ un vitigno coltivato in molte zone della Sardegna che si differenziano per altitudine e clima che regala un vino rosso di livello che si presta molto bene all’invecchiamento.

 

Il Cannonau di Sardegna DOC

 

L’origine del vigneto Cannonau in Sardegna, piuttosto controversa, potrebbe essere autoctona oppure legata alla dominazione fenicia. E’ un vino di carattere con sentori persistenti determinati dal clima caldo, e a tratti ventoso, tipico dell’Isola che regala uve molto mature e zuccherine.

Il Cannonau Classico è prodotto in tutta l’Isola ed è suddiviso, secondo il disciplinare, nelle sotto zone di Capo Ferrato che comprende i paesi di Villaputzu , Villasimius , Muravera e San Vito, di Jerzu in Ogliastra e il Cannonau di Oliena, noto anche come Nepente.

Il Cannonau DOC Classico deve contenere uve Cannonau per un minimo di 90% ed il restante 10% può essere rappresentato da uve nere adatte alla coltivazione in Sardegna; invece, per il Cannonau di Sardegna è previsto che il Cannonau sia minimo l’85% ed il restante 15% siano uve a bacca nera, idonee ad essere coltivate nell’Isola.

 

Le vinificazioni e gli abbinamenti

 

Il Cannonau di Sardegna può essere rosso, riserva, passito, classico, dolce e rosato. Secondo il disciplinare, la versione Classica prevede una gradazione alcolica minima pari al 13.50%, un colore rosso granata che cambia se invecchiato ed un sapore intenso e leggermente sapido.

Il profumo, il sapore e la gradazione minima dipendono dalla tipologia di vinificazione eseguita.

Il Cannonau DOC rosso è un vino secco rosso dal colore intenso e profondo. Il sapore è persistente e fruttato e si sposa molto bene con primi piatti elaborati e carni. Il Cannonau di Sardegna DOC si può sorseggiare con i formaggi tradizionali dell’Isola, come il pecorino, gli insaccati e i pani tipici, compresi i formati arricchiti con patate, ciccioli e ricotta. Il sapore secco e persistente del Cannonau DOC è perfetto con le tante preparazioni tipiche come il porchetto arrosto, la pecora bollita e la cacciagione mentre il rosato, da servire a circa 12 gradi, è consigliato con le verdure e le pietanze di pesce.

Il Cannonau DOC liquoroso, al pari del dolce, può essere apprezzato a fine pasto con dolci tradizionali a base di mandorle e ricotta ma anche altre preparazioni come  seadas, creme e gelati.

Il Cannonau DOC di Sardegna si identifica facilmente perché in etichetta sono indicate informazioni base come la varietà di uvaggio ed il volume nominale del vino.

 

Eleonora Casula

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Non è raro leggere su blog che parlano di viaggi ed enogastronomia, articoli dal titolo “La miglior regione vinicola italiana, di cui probabilmente non avete mai sentito parlare”. Da qualche anno infatti istituzioni turistiche, magazine online e giornalisti hanno scoperto il Friuli come regione di ottime produzioni vinicole oltre che di notevoli bellezze paesaggistiche. Il La è stato dato nel 2015 dalla guida Lonely Planet e da allora le segnalazioni e gli articoli non si sono mai fermati.

Il vino in Friuli trova spazio nel momenti più importanti della vita di una persona, incluso il giorno del matrimonio. In questo articolo insieme a Glauco Comoretto, che attualmente è considerato il miglior fotografo matrimonio per chi si sposa in Friuli, vedremo come il vino in un matrimonio ambientato in Friuli è molto più che una bevanda di accompagnamento.

Il vino può trovare spazio anche prima del giorno del Sì. Il futuro sposo, ma perchè no anche la futura sposa, possono organizzare il proprio addio al celibato o nubilato. Si potrebbe infatti organizzare un tour delle cantine accompagnati da personale qualificato. A patto sempre naturalmente che tra il gruppo di amici ci sia il cosiddetto “guidatore sobrio”.

Non mancano in Friuli gli sposi che arrivano dall'estero e decidono di fare di questa regione la cornice per le proprie nozze. Questi viaggiatori solitamente raggiungono il Friuli con qualche giorno di anticipo. Per questo motivo il giorno prima delle nozze, con i genitori ed i testimoni è possibile organizzare una cena con degustazione. Un modo come un altro per stemperare l'agitazione prima del grande giorno, magari circondati da un bel tramonto friulano.

Ovviamente poi il vino deve necessariamente trovare spazio nel banchetto nuziale. Progettate insieme al ristorante o al cattering che avete scelto un menu nel quale ad ogni portata corrisponda il vino più adeguato, capace di esaltare le caratteristiche della portata stessa. Dall'aperitivo al dessert le possibilità non mancano di certo. Il vino può essere utilizzato naturalmente anche nella preparazione delle pietanze quali brasati, arrosti, riduzioni, risotti ma anche la deliziose gelatine ricavate dal vino rosso con cui accompagnare i gustosi formaggi locali.

Se la location del vostro matrimonio è un'azienda vinicola, un tour delle cantine sarà uno splendido modo per intrattenere i vostri inviati.

Non dimentichiamo che il vino può diventare anche una prestigiosa bomboniera. Le bomboniere alimentari sono sempre più diffuse ed apprezzate, soprattutto all'estero. Potete pensare una buona bottiglia di vino magari con l'etichetta personalizzata con l'immagine degli sposi o con il tema del matrimonio.

 

 

 

 

 

 

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L’obiettivo di qualsiasi imprenditore è quello di far crescere il proprio business attraverso l’incremento del numero di clienti, delle transazioni, e, alla fine, dei margini di profitto. Le aziende leader di settore monitorano e modificano continuamente la propria supply chain, imponendo cambiamenti organizzativi, logistici e tecnologici all’intera filiera.

Prima di porre l’attenzione a come è possibile migliorare i processi della supply chain, è necessario farsi alcune domande riguardo la gestione della vostra catena di fornitura.

Il primo passo è quello di valutare come la vostra azienda collabora e comunica con i partner commerciali.

Alcuni quesiti che aiutano a fare chiarezza sono i seguenti:

–       State ottenendo il massimo dai nostri partner strategici nella catena di fornitura?

–       State utilizzando la tecnologia giusta nel modo più efficace possibile?

–       Chi può aiutarvi a migliorare l’attuale processo di catena di approvvigionamento?

L’autovalutazione aiuta a capire meglio “dove siamo ora”, come possiamo arrivare e dove vogliamo essere all’interno del mercato di riferimento.

Che tu sia il responsabile di una azienda che produce beni di largo consumo, l’amministratore delegato di una azienda automotive supplier, o l’operation manager di una impresa che produce alimenti, la tua organizzazione può sempre prendere spunto dalle strategie adottate dai grandi player mondiali.

Analizziamo assieme altri aspetti:

–       Avete disegnato la value stream map dei vostri processi?

–       Cosa dovreste fare per migliorare la risposta alle diverse richieste del business?

–       E quali sono i cambiamenti che potreste introdurre per ridurre i lead time?

–       E quali per ridurre i costi e aumentare la qualità complessiva?

–       La vostra organizzazione ha una road map per l’inserimento di nuove tecnologie?

Le organizzazioni che utilizzano servizi di integrazione B2B hanno ottenuto un innalzamento delle performance generali ed una riduzione dei costi complessivi della supply chain, grazie ad importanti investimenti nella digitalizzazione dei processi. Quali sono quindi le resistenze al cambiamento?

–       Non avete competenze interne per testare innovazioni tecnologiche?

–       Ci sono lacune nei processi della vostra organizzazione che non sapete rimuovere?

–       Volete evitare investimenti ed immobilizzazioni di risorse?

–       Vedete l’evoluzione tecnologica come un potenziale rischio di cadere in un lock-in?

–       Siete troppo impegnati dalla gestione quotidiana e non potete dedicare risorse a nuovi progetti?

Un Business Process Outsourcer può migliorare la vostra capacità di intraprendere, di cambiare i processi, di superare i vincoli organizzativi, di definire, misurare e rispettare indicatori chiave di performance per l’organizzazione.

Alcuni spunti per pianificare le prossime azioni:

–       La vostra catena di approvvigionamento supera l’efficienza di quella della concorrenza? In quali aree potete migliorare?

–       La vostra organizzazione usa metriche per analizzare la supply chain? Potete quantificare e monitorare questi parametri?

–       Vi rivolgereste a un provider esterno di servizi per digitalizzare i vostri processi?

–       Come potete migliorare le operazioni di business e la vostra capacità di integrazione con i fornitori?

La tecnologia si muove molto veloce. Tramite le piattaforme di Business Collaborativo le aziende si garantiscono la possibilità di adattamento, piuttosto che di reazione. Conoscere le tendenze future significa misurare e prevedere ciò che potrebbe accadere nel prossimo futuro all’interno del vostro settore e come tali tendenze impattino sull’azienda.

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Il vino prosecco è una delle eccellenze italiane maggiormente conosciute nel mondo, molto spesso messo a confronto con lo champagne francese. In realtà a questo proposito bisogna fare alcune precisazioni. Tanto per cominciare, il prosecco non è solo spumante. Esiste infatti in tre declinazioni diverse, ovvero fermo, frizzante e, per l’appunto, spumante. La differenza sta nella presenza o meno di bollicine e nella gradazione alcolica. Inoltre il prosecco spumante viene ottenuto tramite un metodo detto Charmat o Martinotti. Lo champagne invece viene ottenuto attraverso un procedimento diverso, molto più lungo, detto champenoise, ed è per questo che spesso è più costoso ed è di conseguenza considerato più pregiato. In realtà, tanto lo champagne che il prosecco sono vini di tipo spumante, quindi la classica dicotomia che viene istituita tra spumante/champagne non è del tutto corretta.

L’origine del prosecco

Il vino prosecco ha origini molto antiche. Si pensa che i vitigni da cui viene ottenuto siano stati coltivati per primi dai Celti e dai Galli, quindi prima della dominazione romana. La zona interessata è dunque il Veneto, dove il vitigno in questione, un tempo era chiamato Pucino dal nome di una località, poi trasformato in Prosecco, sempre dal nome di un paese locale. Oggi il vitigno si chiama Glera, e nonostante che la zona di coltivazione continui ad essere il Friuli Venezia Giulia, le maggiori cantine produttrici di vini prosecco si trovano in Piemonte. Storicamente, infatti, è qui che sono nati alcuni dei marchi tutt’oggi più noti nell’ambito di questa tipologia di vino. Nel 2009 nacque una piccola contesa: i produttori del Veneto chiesero l’assegnazione del marchio DOC (Denominazione di Origine Controllata) per i loro vini, e subito i produttori piemontesi insorsero per essere inclusi nel marchio. Così fu: oggi a tutti gli effetti il vero Prosecco è sia quello prodotto nelle aree in cui viene anche coltivata la glera, sia quello che viene realizzato e imbottigliato in Piemonte.

Le caratteristiche dei vini prosecco

Ma cos’è che fa del prosecco, in tutte e tre le sue declinazioni, un vino tanto apprezzato? Il suo grado alcolico oscilla tra i 9 e gli 11 gradi, quindi è facilmente apprezzabile da tutti. Sia nella versione frizzante, che non, presenta un colore giallo paglierino, o più acceso o più spento, con riflessi dorati. Il suo sapore presenta note fruttate, molto gradevoli al palato, con una nota acidula molto fresca e piacevole. Il vino prosecco si accompagna agli antipasti, è ideale per gli aperitivi e può essere servito insieme a portate a base di pesce. Contrariamente a quello che si crede comunemente, anche il prosecco spumante non ha un’unica identità. Può essere brut, quindi secco, oppure dolce. Questo vuol dire che si adatta ai gusti praticamente di tutti.

Il disciplinare e la diffusione del prosecco

Secondo il disciplinare di produzione del vino prosecco che è stato emanato in concomitanza con l’assegnazione del marchio DOC, non solo il vitigno Glera può essere usato per la sua vinificazione. Il glera deve sempre essere presente in una percentuale di almeno l’85%; possono poi essere aggiunte altre uve autoctone come lo Chardonnay, il Pinot bianco, grigio o nero, la Glera lunga e il Perera, il Verdiso e la Bianchetta trevigiana. Il prosecco iniziò ad avere una più ampia produzione e diffusione a partire dal XVI secolo; risale proprio al Cinquecento la sua denominazione moderna, che fu usata dal poeta Aureliano Acanti (pseudonimo di Valeriano Canati) nel suo componimento Roccolo Ditirambo. Nell’Ottocento poi a Conegliano vennero istituite la Società Enologica, la Scuola di Viticoltura ed Enologia e la Stazione Sperimentale per la Viticoltura e l’ Enologia che contribuirono enormemente all’implementazione delle tecniche di realizzazione del prosecco. Il boom del consumo di prosecco si è però avuto solo in tempi più recenti, a partire dagli anni ’90 del XX secolo. Attualmente producono vino prosecco circa 8000 cantine vitivinicole e 269 case spumantistiche. le bottiglie che ogni anno vengono immesse sul mercato, nazionale ed internazionale, sono 330 milioni di bottiglie. La prima volta in cui le vendite del prosecco hanno superato quelle di champagne in termini di bottiglie vendute è stato nel 2013.

 

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L’Italia dei Vini si presenta come un portale ricco di tante tipologie di vini prodotti da tutte le regioni italiane. L’intenditore di vini ha solo l’imbarazzo della scelta ci sono enoteche, ottime cantine svariati eventi che vedono il vino come protagonista.

Che sia rosso, bianco rosè , secco o con le bollicine, numerose ricerche hanno dimostrato che il vino produce effetti benefici sul nostro organismo; senza esagerare, anche i medici lo dicono, un buon bicchiere bevto durante i pasti non può che farci bene.

Statistiche pubblicate su diversi quotidiani, sembrano far intendere che gli italiani ne bevano sempre meno durante i pasti principali, mentre l’utilizzano maggiormente durante gli aperitivi.

Il “nettare degli Dei” da solo in un raffinato bicchiere o unito con altri elementi nei cocktail, è diventata una scoperta dell’happy hour.

Anche dal punto di vista economico un aperitivo composto di stuzzichini accompagnato da un buon calice di vino, è certamente meno impegnativo di una vera e propria cena.

Cambiano i costumi, i modi di consumare, e cambia anche il vino, sempre diverso. Le nuove tendenze permettono di scoprire simpatiche novità tra le quali lo spumante con polvere d’oro e quello dietetico, il vino invecchiato negli abissi marini e nei ghiacciai tanto per fare qualche esempio.

Un nuovo modo di bere vino ad esempio si chiama Wine Cup e può comprendere Chardonnay, Merlot e Rosè.

E’ una coppa di vino italiano pronta da bere ad esempio a casa durante una cena tra amici . Una linea di prodotti monouso destinata a creare stupore, curiosità e innovazione in un mercato tradizionale come quello del vino, ma si è lavorato anche all’eleminazione degli sprechi. La creazione di questi prodotti monouso porteranno a saziare i consumatori del futuro ma che già da oggi rappresenta un nuovo stile in Italia e nel mondo.

Bere vino rosso anche d’estate di può: molto spesso d’estate ci neghiamo un buon bicchiere di vino rosso ritenendolo inadeguato con la canicola . Niente di più falso basta abbassare la temperatura di servizio, come propone il progetto “chianti fresco” e gustarlo a 16 gradi.

Sedici gradi di gradevolezza, freschezza di profumi e aromi che si sprigionano quando si sorseggia un calice nel periodo estivo.

Un altro modo di bere vino in maniera sana e naturale e: formula zero.

La bevanda formula zero è senza alcol ottenuta dal vino sfuso finito, che ha subito tutti i processi standard di lavorazione, ma che alla fine di tutti i processi l’alcol vine estratto con un processo di osmosi . E’ tollerabile da chiunque e non ha controindicazioni anche a chi ha divieti religiosi o problemi di salute.

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Il vino è una delle voci fondamentali di export per l’Italia e a livello internazionale.

Comunicare, vendere il nostro vino nel mondo è la chiave per il successo di ogni cantina vinicola.

Il digital marketing è fondamentale per rimanere sul mercato .

I competitor più bravi nella comunicazione e nell’utilizzo degli strumenti digitali, stanno prendendo importanti fette di mercato e diventano qualitativamente migliori e più bravi. In un mondo dove le persone comprano e si scambiano opinioni sui Social Media (Facebook, Twitter, Youtube, Instagram, Pinterest, Linkedin) gli imprenditori che utilizzano tali strumenti fanno la differenza.

Una comunicazione digitale eccellente è importante per vendere meglio il prodotto quindi è importante studiare come fare strategia di digital marketing per un vino di qualità.

La chiave per avere visibilità è comunicare digitalmente quello che il consumatore finale compra:

-un sorso di Stile di vita Italiano

-rendere speciale una cena

-un sorso di cultura e di storia

-il sogno di una vita più piacevole

Conosciuti gli strumenti immensi che il mondi digitale offre, si può costruire qualsiasi progetto per comunicare e vendere anche a distanza.

Fin dai tempi antichi il vino è sempre stato un prodotto in grado di far parlare di sé. Era fondamentale per un buon vino il “passaparola” oggi abbiamo tutti la consapevolezza che il web abbia modificato i processi di acquisto diventando un elemento importante per il successo del prodotto e di certo di “vino”, in rete se ne parla molto.

Centinaia di consumatori, sono alla ricerca in rete di informazioni preziose è fondamentale che gli operatori del settore vinicolo sappiano intercettare e capire queste richieste per la promozione e il miglioramento del proprio prodotto .

Quando si parla di web marketing del vino bisogna capire che il consumatore desidera ascoltare ciò che può affascinarlo e condividere il tutto con altri. Chi fa web deve essere in grado di fare marketing dei contenuti cioè saper parlare in maniera chiara e semplice di argomenti legati alla sfera del vino per valorizzarlo pienamente.

L’utilizzo dei social media è diverso da quello della pubblicità tradizionale i consumatori sono molto informati ma hanno un bisogno continuo di conoscere di più del prodotto che vorrebbero comprare e vorrebbero ricevere un feedback da chi l’ha già acquistato. I social media hanno la capacità di limitare questa incertezza dell’acquisto e aumentano la trasparenza delle aziende perché i consumatori vengono in qualche modo coinvolti nel mondo aziendale.

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