Autore: admin

 

Quando si pensa al vino in damigiana, siamo spesso portati a credere, erroneamente, che sia di qualità inferiore rispetto a quello in bottiglia. Già solo il fatto di avere, grazie alla damigiana, una comoda e abbondante scorta del nostro vino preferito è un enorme vantaggio, soprattutto in termini di risparmio.

Per godere appieno del vino in damigiana però bisogna seguire dei piccoli e semplici accorgimenti, soprattutto per quanto riguarda il travaso e la conservazione.

Una premessa fondamentale, relativa alla qualità o meno del vino in damigiana, riguarda ovviamente il produttore dal quale scegliamo di acquistare il vino. Se la cantina dalla quale ci riforniamo è una cantina seria, pulita e ordinata, allora non abbiamo di che preoccuparci. Un consiglio utile potrebbe essere quello di informarsi su quando il vino è stato condizionato, quindi se le damigiane sono state appena riempite o se lo sono state già da un po’ di tempo. E poi chiedere di assaggiare il vino che si intende acquistare non è mai sbagliato. In questo modo, infatti, possiamo stare tranquilli circa la buona qualità del vino e il fatto che sia proprio quello che si addice ai nostri gusti.

È bene sapere poi che una volta acquistata la damigiana, per preservare la qualità del vino, questa deve essere conservata in un ambiente fresco, ad una temperatura di circa 15°-20° C, con poca luce e poca umidità. Ne deriva che se non abbiamo un ambiente simile a disposizione, sarebbe meglio evitare di acquistare il vino in damigiana. Altro aspetto fondamentale per la conservazione del vino è il travaso nelle bottiglie. La damigiana, infatti, ha come unico inconveniente quello di non garantire una tenuta perfetta della chiusura, a causa dell’elevata permeabilità all’ossigeno. Quindi la cosa migliore da fare, una volta acquistato il vino in damigiana, è quella di imbottigliarlo il prima possibile per garantirne una conservabilità maggiore. Assicuratevi poi di acquistare un vino stabilizzato, ossia già trattato, per evitare la formazione di depositi, velature e altre anomalie.

È ovvio che per procedere al travaso bisogna disporre di tutta l’attrezzatura necessaria, quindi il tubo per i travasi, i tappi, le bottiglie, le macchine tappatrici e gli sgocciolatoi per le bottiglie lavate. Se realizzate il travaso senza l’ausilio di una pompa, allora sarà necessario anche un sostegno per la damigiana che deve stare sempre più alta rispetto alle bottiglie. Le bottiglie poi sono da preferirsi quelle con il vetro scuro, ideali per proteggere il vino dalla luce. Per quanto riguarda i tappi, sono indifferenti quelli a corona, in sughero o sintetici, la scelta degli uni o degli altri dipende più che altro dall’attrezzatura per l’imbottigliamento di cui si dispone.Mi raccomando però di non riutilizzare i tappi in sughero o sintetici già utilizzati in precedenza perché la loro tenuta è limitata rispetto a quelli nuovi.

Per consumare il vino che avete imbottigliato, invece, è consigliabile aspettare qualche giorno per consentire la consumazione dell’ossigeno che si è disciolto nel corso dell’imbottigliamento.

Dopodiché, non dovrete fare altro che gustarvi il vostro vino che non ha nulla da invidiare a quello in bottiglia.

 

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La scelta del cocktail più adatto non è affatto semplice e per bere un drink eccellente è importante recarsi in un locale di un certo livello, come l’art cafè a Roma, che vanta la presenza di bartenders esperti e professionali. La bravura del bartender sta nel mescolare gli ingredienti in modo tale che ogni drink abbia un sapore deciso e particolare.

Le caratteristiche dei più diffusi cocktail alcolici

Per poter capire quale cocktail è più adatto alla propria persona e ai propri gusti è necessario conoscerne le caratteristiche e gli ingredienti. Di seguito sono illustrati alcuni tra i più apprezzati drink alcolici.

  • L’Americano è un frink nato intorno agli anni trenta nei bar di Milano, la sua preparazione è abbastanza semplice e il suo sapore deciso, basta prendere un tumbler, aggiungere del ghiaccio, del Campari e del Martino Rosso, mescolare con cura e infine aggiungere della soda.

  • L’Angelo Azzurro è un drink molto amato dai giovani, al suo interno è presente il Cointreau, il Gin e il Blue Curacao.

  • L’Aperol Red Bull si prepara direttamente all’interno del bicchiere con in quale viene servito, per prima cosa si deve mettere l’Aperol e poi si aggiunge la Red Bull. Il drink ha un sapore fresco, dovuto anche alla presenza del ghiaccio e di una fetta di arancia.

  • L’Aperol Spritz è un drink molto amato negli ultimi tempi, si prepara direttamente nel bicchiere con il quale viene servito, è composto da prosecco, il Selz e l’Aperol. Ha un gusto deciso e frizzante, viene servito con ghiaccio e una fettina di arancia.

  • L’Apertas è composto da Cedrata e Aperol. Il bicchiere viene generalmente decorato con una fetta di limone o arancia e del ghiaccio.

  • Il Bellini è un classico tra gli aperitivi, viene servito all’interno di un elegante flute e contiene Champagne e pesca.

  • Il Bloody Mary è un cocktail dal sapore molto particolare, contiene succo di pomodoro, vodka, tabasco, succo di limone e salsa Worcestershire.

  • La Caipiroska viene generalmente servita in un bicchiere old fashioned, ha un sapore dolce e fresco, dovuto all’unione di vodka, ghiaccio, zucchero e lime.

  • La Caipirinha è un drink brasiliano che si prepara direttamente all’interno di un bicchiere tumbler, è composto da cachaca, lime, ghiaccio e zucchero di canna.

  • Il Cuba Libre è un drink dal sapore forte e deciso a base di Rum bianco, succo di lime e coca cola. Viene generalmente servito con una fettina di lime o limone.

  • Il Gin Tonic viene generalmente servito in un bicchiere long drink, contiene Gin, ghiaccio e acqua tonica. 

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Il vino sardo è l’ultima scoperta nel mondo, da qualche anno infatti si fa spazio tra i tanti tipi di vino per ottenere gran parte dei riconoscimenti internazionali ed esteri. Il vino ormai da anni è diventato la bevanda più presente su tutte le tavole italiane e non solo, ma soprattutto in Italia vanta una storia iniziata migliaia di anni fa, attira l’attenzione di grandi e anche ragazzi che lo preferiscono rispetto ad una bevanda gassata perché molto meno dannoso per la salute ed anche più buono. Ovviamente come tutto, se assunto in quantità moderate non fa male, può essere un buon compagno per una serata, un’occasione, un festeggiamento o semplicemente a pranzo o a cena, ma può diventare un nemico se si alza troppo il gomito.
Parlando del vino sardo, ultimamente in giro per il mondo si sente nominare spesso quello prodotto dalla cantina Siddùra a Luogosanto in Gallura che a Tel Aviv ha addirittura vinto la medaglia d’oro al Terravino 2016, ovviamente una grande soddisfazione per la cantina che ormai da moltissimi anni partecipa a tutti i concorsi internazionali fino ad ottenere un premio anche nei mercati esteri. Il concorso ha aperto una bella sfida tra il vino sardo ed altri 615 vini degustati da una giuria proveniente da 24 differenti Paesi. Ovviamente non finisce qui perché in Israele il vino sardo ha ottenuto altre due medaglie, stavolta stiamo parlando del Cannonau Fòla 2014 e del Vermentino di Gallura che hanno ottenuto l’argento primeggiando tra vini provenienti da tutto il mondo. I vini sardi hanno quindi raggiunto diverse destinazioni toccando terra tedesca, svizzera, inglese, americana con la vendita di circa 250 mila bottiglie in un anno.
La cantina che dopo tanti sacrifici è riuscita ad ottenere questi fantastici risultati ha iniziato la sua produzione nel 2010 e in pochi anni ha raggiunto traguardi molto importanti, a quello di Tel Aviv infatti si affianca anche la vittoria con medaglie d’oro all’International Wine Challenge, al Concours de Bruxelles e al Berliner. Secondo dati ufficiali l’azienda di vino sardo ha una vendita di circa il 70% della produzione, ovviamente il traguardo finale sarebbe riuscire ad ottenere un 100%, ma per adesso secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Massimo Ruggero si punta più alla qualità più che alla quantità che arriverà sicuramente a seguire. Le aspettative sono abbastanza elevate proprio come l’elevata qualità del vino che promette bene.
Una domanda che molti si pongono è: perché i vini sardi sono così buoni da essere conosciuti anche all’estero? Si tratta di vini certamente particolari che ottengono l’eccellenza grazie alle qualità organolettiche, tutto questo grazie alla fertilità del terreno, al clima mite, all’influsso del mare e molto altro. In genere il vino sardo ha delle caratteristiche ben precise ovvero ha un colore ambrato, profumo e consistenza avvolgenti, un insieme di ingredienti che danno il tocco di eleganza, si parla per esempio di datteri, fichi, arancia, miele, è denso, dolce e vellutato un mix che delizia il palato, facilmente riconoscibile e difficile da paragonare a qualsiasi altro vino.

 

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Tra le bevande più sorseggiate e vendute al mondo, la birra negli ultimi anni sta riscuotendo considerevole successo anche tra le persone più adulte e di generi più raffinati, finora più propensi a bere il vino nella maggior parte delle occasioni importanti. Di conseguenza, la birra non è più bevanda soltanto per giovani e da bere in compagnia o da soli in qualche pub o pizzeria, ma anche durante importanti eventi o a una delle feste private Roma o dappertutto ce ne sia l’opportunità. La sua produzione è diffusa in tutto il mondo e, sebbene in Europa vi sia una considerevole ed antica tradizione, anche altre aree geografiche, dall’Asia alle Americhe, ne forniscono di qualità elevata. Esistono inoltre diverse tipologie di birre, che si differenziano per gusto, gradazione alcolica e colore, andiamo a conoscere quelle più famose e vendute, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Guinness: bevanda di origine irlandese tra le più celebri e commerciali, molto scura e corposa, dal sapore intenso e particolare, molto diffusa ed apprezzata soprattutto nel mondo anglosassone. Consigliata da bere in compagnia nel classico pub irlandese;

Heineken: birra olandese la cui produzione e diffusione è iniziata nel lontano 1864. Anch’essa molto commerciale ed apprezzata sul mercato internazionale, grazie ad un gusto davvero leggero e dolce, a cui si abbina una gradazione non alta, circa il 5%. La sua celebrità si è diffusa anche grazie a fortunate e divertenti campagne pubblicitarie;

Skol: bevanda assai particolare in quanto creata piuttosto recentemente, nel 1964, dalla combinazione di diverse tradizioni di mastri birrai europei e nordamericani. La sua gradazione alcolica è ridotta, in genere circa il 2,8%, che tende poi a variare in base alla zona di commercializzazione, tuttavia è diffusissima nel mercato sudamericano;

Budweiser: celebre birra di origine americana, commercializzata poi nelle aree a forte influenza anglosassone e al livello mondiale. Dal gusto leggero e fresco e dalla tonalità ambrata, la sua gradazione alcolica si attesta sui 5%. Più recentemente è stata lanciata anche una sua versione più leggera (4,2%) e meno calorica, la Bud Light, che ha riscosso altrettanto successo internazionale;

Snow: bevanda di origine cinese e la più venduta nel Paese asiatico, anche se si sta diffondendo in altre aree del continente. Si caratterizza per avere un gusto fresco, leggero e frizzante, dal colore chiaro e con una bassa gradazione alcolica, circa il 3%.  A renderla ancora più apprezzata in patria è il bassissimo costo, circa 0,90 € al litro;

Tsingtao: la birra cinese più famosa e conosciuta al mondo, infatti è esportata in decine di Paesi, tra cui Stati Uniti e diversi dell’Unione Europea, soprattutto dove è diffusa la presenza di consistenti  comunità cinesi. Creata da una società europea residente ad Hong Kong ai primi del ‘900, si presenta con un colore chiaro, gusto fortemente aromatizzato al luppolo e dalla gradazione alcolica non eccessiva, circa 5%.

 

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I turisti a Roma hanno l’imbarazzo della scelta quando si tratta di trovare un ristorante dove mangiare e gustare le specialità locali. Però, ci sono locali che offrono non solo esperienze gustative, ma anche emozioni e originalità che legano un pranzo o una cena definitivamente ad una bella esperienza nella città eterna. Tra i locali più esclusivi e a due passi dal Colosseo, si annovera l’OS Club Roma, un luogo – come si legge sul sito – dove «uomini e donne di mondo potranno respirare e assaporare il mondo, attraverso l’aria e i sapori dell’Urbe». Il locale nasce per volontà di un gruppo di amici di diverse origini e provenienze e con diverse esperienze all’estero consapevoli di tutto quello che una persona che vive all’estero cerca e vuole quando desidera divagarsi; un luogo che sia un ristorante di pregio, una discoteca, un luogo dove si svolgono eventi e incontri, con servizi esclusivi.

Qual è l’offerta del Ristorante OS Club Roma

La cucina dell’OS Club si ispira alla tradizione romana e mediterranea in genere, ma rivisitata con fantasia e garbata originalità dallo chef Duccio Bruttini. Il menù contempla sia piatti di mare che di terra, nonché proposte vegetariane. I sapori sono esaltati dalla scelta di prodotti di qualità e del territorio, selezionati con cura quotidianamente. Altrettanto curata è la carta dei vini con etichette D.O.C. provenienti dalle migliori cantine italiane. Il ristorante offre fino a 200 coperti, in una cornice storica, architettonica e culturale affascinante e ideale per accogliere pranzi di lavoro e piccoli eventi. Tra gli appuntamenti annui fissi, il ristorante si presta all’organizzazione di feste ebraiche, dal momento che la comunità ebraica a Roma è una delle più numerose nella capitale.

Il ristorante è aperto tutti i giorni a cena, domenica per il pranzo e il brunch. Il giorno di chiusura è il lunedì.

L’appuntamento domenicale

Tutte le domeniche dalle 12.30 alle 17.30, il ristorante Colosseo OS Club propone un’abitudine anglosassone dal gusto italiano: il brunch, dove assaporare piatti dolci e salati in modo informale, a buffet, e soprattutto che incontra i gusti di ogni palato e adatto a tutti i “fusi orari”. Per le famiglie è stato pensato l’allestimento di una sala relax a prezzi ridotti con una zona del locale adibita all’animazione e l’intrattenimento dei bambini.

Aperitivo e cena all’OS Club

Partendo dalla tradizione dell’antica Roma, quando si sorseggiava la bevanda dionisiaca per eccellenza – vino e miele – si viaggia fino ad arrivare ai giorni nostri con i cocktail più esclusivi accompagnati da stuzzichini e assaggi. L’ora dell’aperitivo prelude alla notte, ma soprattutto è un modo per riscaldarsi, incontrarsi, scambiare quattro chiacchiere e fare nuove conoscenze. L’aperitivo predispone, inoltre, l’animo e lo stomaco alla cena soprattutto quando sul menù sono proposte la calamarata di Gragnano con crema di pomodori ciliegini e basilico, o il millefoglie di polpo verace alla brace, il riso thai per concludere in bellezza con i dolci della casa come il parfait all’arancia con cioccolata calda in tazza.

In tutto questo, la musica non manca mai e si può concludere la serata spostandosi nella vicina sala discoteca con proposte musicali e dj set all’ultimo grido.

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Il temporary restaurant è una tendenza proveniente da New York e che ha rapidamente interessato il resto del mondo. Nasce come necessità di improvvisare una location per ristorare i partecipanti alle settimane della moda all’interno di ristoranti già attrezzati, ma che dessero la possibilità di ospitare chef di fama mondiale per aumentare anche il potere attrattivo delle manifestazioni di moda. Allo stesso modo, il ristorante che ospita lo chef stellato acquista una luce nuova. Il temporary restaurant  è un format di ristorazione creativa che apre sia ai nomi prestigiosi che ai nuovi talenti e per creare situazioni sempre uniche e irripetibili. In Italia, i primi esempi di temporary restaurant giungono a Milano, ma è Roma che può vantare uno dei temporary restaurant più giovane e innovativo: il Cohouse Roma.

Cohouse Roma & C. i temporary restaurant più interessanti d’Italia

Nel panorama ristorativo romano c’è grande fermento: nuovi locali nascono in rapida successione, spesso saturando il mercato, ma la fantasia non ha limiti e da qualche anno un punto di riferimento per la tradizione gastronomica locale, nonché fucina di idee per nuovi format legati alla ristorazione è rappresentato da Cohouse, uno spazio polifunzionale di recupero del rione Pigneto, che ogni fine settimana si trasforma in un temporary restaurant e dove ogni due settimane un grande chef propone la propria cucina per circa 200 coperti alla settimana. Tra gli chef che si sono alternati si ricordano Alba Esteve Ruiz (chef del “Marzapane”), Giulio Terrinoni, Gianfranco Pascucci, Enrico Pezzotti. Ideatore e proprietario di Cohouse Roma è Stefano Papi che è socio di altri locali di Roma quali Osteria Delle Coppella, Fish Market, Hamburgeseria, e gli speakeasy Club Derrière e Barber Shop.

Altro esempio di temporary restaurant italiano è quello dello stesso chef stellato Alessandro Borghese che ha chiamato il proprio brand AB – Il lusso della semplicità e che ha riscontrato una delle esperienze di maggior successo presso la sala Biribissi del Casinò di Sanremo, proponendo una serie di menù che valorizzanoo la tradizione gastronomica ligure e i prodotti del territorio.

Contrariamente alla visione di Borghese del lusso a “portata”  di tutti, lo chef stellato francese Alain Ducasse propone il suo temporary restaurant in location lussuose e proibitive come l’Hotel de Paris a Monaco (Montecarlo) dove una stanza per due persone costa 4.500 € a notte. L’originale menù proposto dallo chef è tutto basato sulla sublimazione dello champagne Dom Perignon, un’eccellenza della gastronomia internazionale.

 

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“Maccarone m’hai provocato”. Ve lo ricordate come andava a finire con il mitico Alberto Sordi nel film Un americano a Roma? “Io te distruggo maccarone” e ancora “Io me te magno”. E’ così che vogliamo iniziare la nostra rassegna culinaria delle più famose ricette della capitale. Nonostante Roma sia famosa per la sua storia, i suoi musei e le vie dello shopping, passeremo in rassegna quei piatti tipici che non potranno non essere assaggiati una volta arrivati in città. La gastronomia capitolina, infatti, è una tradizione per i romani ma una vera e propria scoperta che per chi non si accontenta di un panino veloce o un’insalatona.

Ecco, allora, una serie di consigli per scegliere il meglio della romanità a tavola, tra antipasti, primi piatti e secondi succulenti. La sua cucina è principalmente povera, derivante dalla tradizione contadina; prepariamoci a piatti saporiti e con lente preparazioni, altri ricchi o alcuni più veloci.

Iniziamo dai bucatini all’amatriciana, un piatto entrato di fatto nella tradizione romana, ma che dal nome rievoca la vicina città di Amatrice in provincia di Rieti e i suoi pastori che portavano le greggi in transumanza nelle campagne romane. Di origine controversa anche i rigatoni alla carbonara che secondo alcuni sono l’evoluzione della gricia o per altri il piatto tipico di chi lavorava nelle miniere. Per dei primi piatti più easy è meglio optare per i tannarelli cacio e pepe, la classica pasta con pecorino e pepe oppure gli spaghetti aglio, olio e peperoncino.

Per scegliere un secondo dal menù, il compito è ancora più arduo. Una volta bisognerà di certo provare i saltimbocca alla romana, le fettine di vitello con prosciutto e salvia; seppur citata dal Pellegrino Artusi, la loro origine sembrerebbe ignota anche se per alcuni è bresciana. Non possiamo sottrarci nemmeno all’assaggio della coda alla vaccinara che si fa con gli scarti degli animali stufati con sedano, pinoli, cacao e uvetta oppure solo con il pomodoro. Altro piatto che trasuda romanità sono le cotiche con i fagioli e la trippa alla romana. Questi ultimi due sono piatti molto ricchi che vengono consigliati soprattutto con i primi freddi.

Per un contorno tutto romano ci sono i carciofi, la cui ricetta nasce nel ghetto ebraico di Roma. Per gli amanti del pesce, invece, ci sono i filetti di baccalà fritti.

Quindi, quando ci sediamo al tavolo di un’osteria o di un ristorantino e prendiamo tra le mani il menù, prendiamo in considerazioni queste prelibatezze tutte romane se vogliamo fare un salto nella tradizione culinaria della capitale. Solo così si vivrà un’esperienza a 360° nella città eterna. Chi invece ricerca il lato modaiolo e raffinato della capitale, l’Art Cafè Roma è quello che ci vuole, un luogo dove oltre al divertimento notturno e ai party esclusivi è possibile godere della cucina fusion.

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Tra le regioni italiane più ricche di storia, bellezze naturali e artistiche, di una raffinata ed apprezzata enogastronomia, vi è sicuramente l'Umbria, meta ogni anno di turisti provenienti dal resto d'Italia e da tutto il mondo. Situata al centro della penisola, è facilmente raggiungibile da città come Firenze e Roma, anche da quei turisti che intendono andare per una breve visita, facilitati ad esempio dall'essere ospiti in uno degli hotel presso la stazione Termini, nella capitale. L'Umbria offre quindi l'opportunità di ammirare monumenti ed edifici storici nella splendida cornice dei suoi paesaggi naturali e, al tempo stesso, di scoprire ed assaporare le sue delizie culinarie. E' possibile intraprendere un tour enogastronomico di questa magnifica terra, che arricchirà il cuore, gli occhi ed il palato di coloro che lo effettueranno.

Si può iniziare dalla provincia di Perugia ed in particolare da Norcia, splendida cittadina medievale che offre ai suoi visitatori la famosa "norcineria", cioè salumi locali realizzati secondo tradizioni antichissime e dal gusto insuperabile. Da non perdere è il prosciutto crudo norcino da assaporare su una fetta di pane appena sfornata. Nella zona si possono degustare, oltre ai suoi famosi salumi, anche formaggi stagionati prelibati (come il pecorino) e tartufi. A Castelluccio di Norcia invece si possono trovare ed assaggiare le rinomate lenticchie, famose in tutto il mondo per la loro squisita bontà. Gli amanti del buon vino possono invece fare tappa nella vicina Montefalco, dove degustare il Sagrantino o il Montefalco Rosso.

Altra tappa fondamentale è nella zona di Cascia, celebre cittadina che diede i natali a S.Rita, qui il prodotti tipici del territorio il gustoso miele, i prelibati funghi e soprattutto il famoso zafferano, spezia a cui è dedicata un'apprezzata mostra annuale. Spostandoci nei pressi del lago Trasimeno si può degustare dell'ottimo pesce ed in particolare i gamberi rossi e le trote dalle carni prelibate. Da non perdere, la "carpa in porchetta" e l'anguilla "al Tegamaccio", raffinati piatti tipici locali. In questa zona si gusta anche un olio d'oliva delizioso e la fagiolina, saporito legume da assaggiare proprio con quest'olio. Nella zona di Spoleto e dintorni un vino imperdibile è il Trebbiano, mentre  il celebre Vernaccia di Cannara è da gustare nei pressi dell'omonima cittadina.

Gli amanti dei dolci trovano in Umbria anche dei gustosissimi dessert da assaggiare: nei pressi di Foligno, è famosa la "Rocciata", un dolce simile allo strudel fatto con  mele a cui si aggiungono cacao, noci ed alchermes. E' ripieno di canditi e frutta secca invece il "Torcolo di S.Costanzo", altro dolce tipico della zona. Infine, per gli appassionati della cioccolata, non si può non fare tappa a Perugia, sede di una delle industrie dolciarie più famose in Italia. La Perugina infatti ha allestito un museo che permette tra l'altro, di assaporare le sue gustose creazioni, tra cui il celeberrimo "Bacio".

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Il vino italiano più bevuto è quello presente all’estero, soprattutto negli Stati Uniti per quanto riguarda questo ultimo anno. I dati sull’export del Made in Italy sono quelli ufficiali di Coldiretti che, a fronte di un boom nei consumi di vino sul territorio americano, mette in evidenza anche un calo delle richieste in Italia. A quanto pare gli italiani hanno ridotto il budget a disposizione relativo alla presenza di vino sulle proprie tavole.

Italia in testa nella produzione estera ma in calo in casa

Stando ai dati Coldiretti, la produzione globale di vino all’interno della Penisola è scesa del 5%, conseguente alla diminuzione della richiesta da parte dei consumatori italiani. Il nostro Paese rimane però al primo posto del podio per quanto riguarda l’export (48,8 milioni di ettolitri), saldamente davanti alla Francia (41,9 milioni di ettolitri) e seguita in terza posizione dalla Spagna (37,8 milioni di ettolitri).

La richiesta maggiore di vino imbottigliato italiano arriva dagli Stati Uniti. Un vero e proprio successo, come tiene a sottolineare Coldiretti, per quanto invece resti l’amarezza del calo interno di vendite al consumatore finale. L’Italia, da sempre Paese estimatore del vino, cede il passo a Germania, Francia (trovi il vino Chablis su Tannico) e Stati Uniti per quanto riguarda appunto il consumo pro-capite. La crescita più marcata si registra tra i consumatori americani, che sono diventati i primi nel mondo con oltre 30,1 milioni di ettolitri di vino richiesto sul mercato.

Contribuiscono a mantenere alto il livello di produzione di vino nel mondo anche altri Paesi (seppur lontanissimi nelle cifre rispetto a quelle italiane) come l’Australia, che quest’anno ha raggiunto i 12,5 milioni di ettolitri, con una crescita importante quanto rapida del 5%.

Si mantiene invece stabile, rispetto agli anni precedenti, la produzione della Cina che per il 2016 è stimata in 11,5 milioni di ettolitri. L’America Latina ha dovuto subire le conseguenze degli eventi climatici –si pensi all’Argentina- ed ha registrato un forte calo nella produzione, scendendo in picchiata verso gli 8,8 milioni di ettolitri di vino per quest’anno (-35% rispetto al 2015) mentre il Cile, con 10,1 milioni di ettolitri, ha diminuito la produzione interna del 21% rispetto al 2015.

Passando al Sud Africa, il calo registrato tra questo e lo scorso anno è pari al 19%, con una produzione di 9 milioni di ettolitri.

Nonostante quindi i cali nella produzione interna, l’Italia si conferma leader a livello mondiale e nell’export, soprattutto verso gli Stati Uniti. I vini più richiesti? Chianti, Brunello di Montalcino, Pinot Grigio, Barolo e Prosecco che piace molto, insieme all’Amarone della Valpolicella e al Collio. L’Italia registra un notevole successo anche per quanto riguarda lo spumante e -in particolare in ordine di preferenza- troviamo il Prosecco, l’Asti, il Trento Doc e il Franciacorta. La notizia ancora migliore, se possibile, è che questa del 2016 è stata un’ottima vendemmia: unitamente ad un’eccellente performance commerciale, una notizia che fa ben sperare anche per la produzione e l’offerta sul mercato per il prossimo 2017.

 

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Il Plenilunio di domenica 14 novembre, come avrà influito sugli eventi del Pianeta? Il singolare fenomeno determinato dalla minore distanza fra la Terra e la Luna si sarà limitato a provocare la visione della “superluna” o avrà generato effetti ulteriori, ancora sconosciuti? La Luna Piena del 2016 avrà certamente provocato influssi positivi sia sul mondo animale che su quello vegetale, benedetto vecchi vigneti e vigneti biologici impiantati da poco. Per constatare i risultati dovremo aspettare il vino della prossima vendemmia.

È credenza della tradizione contadina che le lunazioni siano strettamente legate al mondo agricolo e alla viticoltura in modo specifico, tanto da condizionare l’iter che conduce la vite alla produzione del grappolo d’uva, e l'uva a trasformarsi prima in mosto poi in vino.

Il calendario lunare indica i giorni dell’anno in cui si verificano le quattro fasi lunari con cui siamo soliti definire le posizioni che la Luna viene ad assumere rispetto alla Terra, di cui è satellite, e al Sole che la illumina. Luna nuova, primo quarto, Luna piena, e ultimo quarto, durano, ciascuna fase, all'incirca una settimana e segnano i tempi che i vignaioli e gli enologi della viticoltura biologica s’impongono di rispettare prendendo ad esempio “usi e costumi delle tradizioni popolari". I viticoltori conferiscono molta importanza al calendario lunare e non mancano di consultarlo in ogni periodo dell’anno in cui si apprestano a compiere qualcuna delle azioni basilari del loro lavoro, sempre condotta in modo rituale e propiziatorio. Il vino ha infatti un ruolo fondamentale nelle varie culture ed è stato spesso associat0 alle religioni.

Oltre alla tradizione sarà comunque opportuno considerare l’habitat pedoclimatico in cui impiantare nuovi vigneti. Prima di scegliere la zona in cui mettere a dimora le barbatelle, il buon viticoltore raccoglie informazioni circa la posizione e il clima  per consentire alle viti di crescere sane e di fortificarsi.

Nei climi caldi, l’autunno sembra la stagione ideale per l’impianto di un nuovo vigneto mentre nei climi freddi sarebbe opportuno attendere l’arrivo della primavera. Essenziali alla buona riuscita dell’impresa saranno comunque la scelta del vitigno, possibilmente autoctono o comunque selezionato in base alle caratteristiche di resistenza e di adattabilità e la preparazione del terreno. Un’aratura in profondità, il dissodamento delle zolle dure insieme ad una concimazione naturale abbondante agevoleranno l'attecchimento delle radici e consentiranno alle viti di prendere vigore in breve tempo. In questo modo competenze tecniche e scientifiche si uniranno ai benefici influssi delle fasi lunari e potremo ottenere ottimi vini biologici.

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